Istituto di Istruzione Superiore Statale di Sacile e Brugnera
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La Dislessia – che cos’è in breve

 È un disturbo specifico dell’apprendimento che si rileva  in bambini con intelligenza nella norma o brillante, in assenza di problemi neuro-sensoriali e a prescindere dall’ambiente socio-culturale di appartenenza.

È presente sin dalla nascita, ma si evidenzia solo all’inizio del percorso scolastico: dopo un lasso di tempo “ragionevole”, cioè i primi due anni della scuola primaria, solitamente le abilità di lettoscrittura sono acquisite, ma così non è per i bambini dislessici.

Persistono infatti difficoltà oggettive nella lettura, nella scrittura e a volte nel calcolo, difficoltà che sono riconducibili ad una parziale o addirittura mancata AUTOMATIZZAZIONE nella conversione dei segni/simboli in suoni e viceversa.

Questa difficoltà può essere più o meno intensa e circoscritta alla lettura, alla scrittura oppure, sebbene più raramente, al calcolo, ma può anche essere generalizzata e investire più ambiti.

Quando il dislessico legge, ogni lettera, ogni sillaba, ogni parola è una grande difficoltà da superare, dato che l’automatismo visivo, la parola scritta globale non c’è nella sua mente, è come se il bambino dislessico vedesse ogni parola e la successione di sillabe per la prima volta.

Questo comporta un impegno considerevole, un enorme sforzo senza risultati accettabili, ma con grande affaticamento e frustrazione. Ne consegue, ovviamente, che il bambino avrà un pessimo rapporto con i testi scritti e sarà molto lento nella lettura e/o nella scrittura, persino nel copiare dalla lavagna.

Per insegnanti e genitori c’è il rischio di giudicare erroneamente il bambino dislessico come “pigro”,“distratto” e “svogliato” anche perché, ovviamente, lui cercherà di evitare il più possibile le situazioni in cui gli si richiede di decodificare un testo scritto e spesso assumerà per reazione atteggiamenti rinunciatari o di sfida, dovuti ad ansia da prestazione e a una scarsa autostima.

 Le difficoltà di codifica/decodifica comprometteranno la comprensione del testo e l’acquisizione delle conoscenze nella maggior parte delle materie, dato che nella nostra cultura la parola scritta ha un ruolo predominante. 

Oltre a questi grandi problemi, i bambini dislessici possono avere altre difficoltà, concomitanti a quelle già citate:

– Disturbi nell’organizzazione dello spazio

– Disturbi del linguaggio

– Disturbi nella coordinazione motoria

– Disturbi nell’esecuzione di procedure

– Disturbi nella memoria di lavoro

– Disturbi dell’attenzione e iperattività

– Disturbi del comportamento e della condotta

La scuola si attiva con la programmazione di un PROGETTO, “INTEGRAZIONE SCOLASTICA  DEGLI ALLIEVI DISLESSICI CERTIFICATI”, che affronta le problematiche di questi allievi secondo quanto disposto dalla normativa L.170/2010  e DECRETO ATTUATTIVO.

Il Progetto, annuale, è articolato nel seguente modo:

– Individuazione degli allievi D.S.A., verifica e acquisizione delle relative certificazioni.

– Accordi e incontri con tutti i soggetti che seguono gli allievi con D.S.A. secondo quanto disposto dalla normativa L.170/2010 (Coordinatori e Consiglio di Classe, Famiglia e Gruppo di lavoro – ASS.6 di Pordenone e l’A.I.D. sede di Pordenone).

– Predisposizione modulistica prevista dalla L.170/2010 P.D.P. (Piano Didattico Personalizzato)

– Analisi delle discipline professionali di indirizzo come da piano di studi Ministeriale relativo all’Istituto.

– Consulenza per la realizzazione di un percorso di apprendimento assistito, volto al conseguimento delle competenze del curricolo di studi secondo quanto indicato nel P.O.F. dell’Istituto.

– Consulenze ai Consigli di Classe per la redazione dei P.D.P. per allievi cerificati D.S.A..

La scuola, nel corso dell’anno scolastico, in ottemperanza alle norme sui D.S.A., che assicurano il diritto allo studio si adopera per favorire l’utilizzo di tecnologie informatiche e strumenti di apprendimento compensativi e dispensativi.

In merito al monitoraggio in itinere del Progetto si verifica che gli obiettivi programmati di potenziamento, sviluppo delle abilità linguistiche e di lettoscrittura, nelle attività didattiche proposte agli allievi con D.S.A. certificati, vengano raggiunti.

Il Progetto mira a rendere efficace l’azione educativa volta a valutare adeguatamente le necessità di questi studenti e a incrementare la comunicazione e collaborazione tra Famiglia e Scuola. 

 

 

Sindrome da deficit di attenzione e iperattività

 ( Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder), è la sigla che identifica la Sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

Il Disturbo da deficit d’attenzione ed iperattività (ADHD) è un disturbo del comportamento caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in taluni casi impedisce il normale sviluppo e integrazione sociale dei bambini. Si tratta di un disturbo eterogeneo e complesso, multifattoriale che nel 70-80% dei casi coesiste con un altro o altri disturbi (fenomeno definito comorbilità). La coesistenza di più disturbi aggrava la sintomatologia rendendo complessa sia la diagnosi sia la terapia. Quelli più frequentemente associati sono il disturbo oppositivo-provocatorio e i disturbi della condotta, i disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia,disgrafia, ecc.), i disturbi d’ansia e, con minore frequenza, la depressione, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da tic, il disturbo bipolare.

Per la normalizzazione del comportamento di alcuni pazienti iperattivi e con deficit d’attenzione si sono rivelate efficaci, unitamente a terapie comportamentali, cambiamenti dello stile di vita, interventi clinico-psicologici ed anche alcuni interventi farmacologici.

Le cause del disturbo

Una specifica causa dell’ADHD non è ancora nota. Ci sono tuttavia una serie di fattori che possono contribuire a far nascere o fare esacerbare l’ADHD. Tra questi ci sono fattori genetici e le condizioni sociali e fisiche del soggetto.

Secondo la maggior parte dei ricercatori e sulla base degli studi degli ultimi quarant’anni il disturbo si ritiene abbia una causa genetica. Studi su gemelli hanno evidenziato che l’ADHD ha un alto fattore ereditario (circa il 75% dei casi) . Altri fattori sono legati alla morfologia cerebrale, o anche possono essere legati a fattori prenatali e perinatali o a fattori traumatici.

L’ADHD si presenta tipicamente nei bambini (si stima che, nel mondo, colpisca tra il 3% e il 5% dei bambini ) con un percentuale variabile tra il 30 e il 50% di soggetti che continuano ad avere sintomi in età adulta  Si stima che il 4,7% di statunitensi adulti conviva con l’ADHD.

Sintomatologia

Disattenzione, iperattività e impulsività sono gli elementi chiave nel comportamento di soggetti colpiti da ADHD. I sintomi dell’ADHD sono difficili da definire poiché è difficoltoso tracciare una linea che demarchi i normali livelli di disattenzione, iperattività e impulsività da quelli che normali non sono e per i quali si richiede un intervento medico. Affinché possa essere diagnosticato l’ADHD occorre una osservazione dei sintomi in due situazioni diverse per almeno sei mesi al fine di valutare se determinati tratti comportamentali siano diversi da quelli degli altri bambini della stessa età.

sintomi consentono una classificazione in base alla prevalenza di elementi di iperattività-impulsività o di disattenzione o di elementi combinati dell’uno e dell’altro (cosiddetto sottotipo combinato) .

 

Problemi relazionali

Per quanto riguarda i problemi relazionali, i genitori, gli insegnanti e gli stessi coetanei concordano che i bambini con ADHD hanno anche problemi nelle relazioni interpersonali. Vari studi di tipo sociometrico hanno confermato che bambini affetti da deficit di attenzione con o senza iperattività:

  • ricevono minori apprezzamenti e maggiori rifiuti dai loro compagni di scuola o di gioco;
  • pronunciano un numero di frasi negative nei confronti dei loro compagni dieci volte superiori rispetto agli altri;
  • presentano un comportamento aggressivo tre volte superiore;
  • non rispettano o non riescono a rispettare le regole di comportamento in gruppo e nel gioco;
  • laddove il bambino con ADHD assume un ruolo attivo riesce ad essere collaborante, cooperativo e volto al mantenimento delle relazioni di amicizia;
  • laddove, invece, il loro ruolo diventa passivo e non ben definito, essi diventano più contestatori e incapaci di comunicare proficuamente con i coetanei.

Altri disturbi

All’ADHD possono accompagnarsi altri disturbi come l’ansia o la depressione. Tali elementi possono complicare notevolmente la diagnosi e il trattamento.

 Caratteristiche della sindrome ADHD

 



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